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Thursday, 21 January 2021

RECENSIONE: Assedio e Tempesta di Leigh Bardugo - Review Party

 


Ciao a tutti lettor*!💚

Rieccoci qui con un altro appuntamento dedicato alla Regina del fantasy Leigh Bardugo. A pochi mesi dal ritorno sugli scaffali italiani di Tenebre e Ossa (di cui trovate qui la mia recensione), Mondadori pubblica anche Assedio e Tempesta, secondo libro della trilogia Grisha.

Siete pronti a tornare nella fredda e pericolosa Ravka, tra complotti e magia?

Io sono già lì.

Ringrazio intanto  @thegoldenreader per avermi chiesto di partecipare a questo secondo Review Party e @librimondadori per la possibilità di leggere questo libro in anteprima.

 

 Titolo: Assedio&Tempesta
Autore: Leigh Bardugo
Data di uscita: 19 Gennaio 2021
Editore: Mondadori
Pagine: 300
Prezzo: 18,90€ 

Trama: "Non sarà sempre così" dissi a me stessa. "Più tempo passerai da libera, più diventerà facile." Un giorno mi sarei svegliata da un sonno senza incubi, avrei camminato per strada senza timore. Fino a quel momento, mi tenevo stretta il mio pugnale sottile, desiderando sentire il peso sicuro dell'acciaio Grisha nella mano. Ricercata per tutto il Mare Vero, perseguitata dal senso di colpa per le vite spezzate a causa sua nella Faglia d'Ombra, Alina, la potente Evocaluce, sta cercando di ricostruirsi una vita con Mal in una terra dove nessuno è a conoscenza della sua vera identità. Tuttavia, questo dovrebbe averlo imparato, non si può sfuggire al proprio passato. Né, soprattutto, ci si può sottrarre per sempre al proprio destino. L'Oscuro infatti, che non solo è sopravvissuto alla Faglia d'Ombra ma ha acquisito anche un terrificante nuovo potere, è più determinato che mai a reclamare per sé il controllo della Grisha ribelle e a usarla per impossessarsi del trono di Ravka. Non sapendo a chi altri rivolgersi, Alina accetta l'aiuto di un alleato imprevedibile. Insieme a lui e a Mal combatterà per difendere il suo paese che, in balia della Faglia d'Ombra, di un re debole e di tiranni rapaci, sta andando rapidamente in pezzi. Per riuscirci, però, l'Evocaluce dovrà scegliere tra l'esercizio del potere e l'amore che pensava sarebbe stato sempre il suo porto sicuro. Solo lei infatti può affrontare l'imminente tempesta che sta per abbattersi su Ravka e nessuna vittoria può essere guadagnata senza sacrificio. Finché l'Oscuro vivrà – questo Alina lo sa bene – non esisterà libertà per il suo paese. Né per lei. Forse, dopo tanti tentennamenti, è infine giunto il momento di smettere di scappare e di avere paura. Costi quel che costi.

Voto: 4.7 stelle! ⭐

Recensione: riprendere in mano un libro della Bardugo rimane sempre un'emozione. Spesso quando si tratta di riletture e passa un po' di tempo si ha sempre paura di vedere il libro in questione con un occhio diverso: mi piacerà allo stesso modo? troverò difetti di cui prima non mi ero accorta? queste sono alcune delle domande più comuni che circondano quella normale aspettativa che uno normalmente ha. Devo dire che, dall'esatto momento in cui ho iniziato a leggere, la mia testa e il mio cuore sono rimasti strettamente incatenati a questo libro ancor più della prima volta. Ho adorato tornare a Ravka e, grazie a una traduzione in italiano godibilissima, sono riuscita a gustarmi ancora meglio le avventure del mio amato Siege and Storm, ovvero Assedio e Tempesta.

Il libro risulta scorrevole quanto se non più del precedente e, complice la non eccessiva lunghezza, si divora in pochissimo tempo (praticamente l'ho letto in un giorno e mezzo). Come il suo predecessore non è caratterizzato da un gran numero di avvenimenti, ma questo non vuol dire che risulti noioso. Al contrario, è disseminato di piccoli momenti ed elementi forse persino considerati superflui fino a che non se ne disvela il reale significato che, uniti insieme, porteranno poi al climax finale di questo secondo episodio della trilogia.
Di nuovo questa autrice ci ricorda che l'elemento vincente di un libro non è il lasciare il lettore perennemente in apnea per il susseguirsi continuo di eventi, ma è anche sapere quando dargli respiro e quando farlo osservare e ragionare, creando così un romanzo già più bilanciato e complesso.

La storia comincia non troppo tempo dopo gli avvenimenti di Tenebre e Ossa, mostrando un Paese sempre più nel caos: dopo il colpo di Stato dell'Oscuro insicurezza e terrore si sono diffusi in tutto il territorio, creando una spaccatura ancora più profonda di prima tra Primo e Secondo Esercito. Diffidenza e invidia per le differenze di trattamento avute in precedenza si tramutano ora in timore e rabbia, che portano i soldati a vedere i Grisha come dei potenziali nemici di cui diffidare, se non addirittura mostruosità da debellare, andando così a giustificare le posizioni radicali prese dall'Oscuro come le uniche possibili per poter sopravvivere. Nemmeno tra chi sembra non appoggiarlo vi è totale unità: Corporalki, Etherealki e Materialki rimangono fortemente divisi in fazioni, mentre il re non pare avere intenzione di muovere alcun passo per porre rimedio alla situazione, bardandosi probabilmente dietro la stessa convinzione che circola tra l'aristocrazia che prima o poi l'Oscuro rinsavirà tornando alla ragione e domandando semplicemente perdono.
Come se ciò non bastasse, in un clima interno così incerto, a cui ovviamente si aggiunge anche il problema del graduale ampliarsi della Faglia d'Ombra, si inseriscono anche le macchinazioni dell'Apparat, che approfitta della situazione per creare una sorta di culto religioso che si diffonde con fin troppa rapidità tra la gente comune, basato sulla figura martirizzata di Sankta Alina, morta appunto per difendere Ravka dall'evocatore d'ombra.

Fanatismo, conflitti, rabbia, la Bardugo ci dipinge una situazione drammatica con una vividezza di colori che non necessita nemmeno di troppe parole o eccessivi manierismi, mostrandoci le molteplici sfaccettature della guerra e di ciò che comporta anche in chi, purtroppo, può esserne solo mero spettatore o pedina.
Anche stavolta è Alina a farci da guida in tutto questo, permettendoci di venire coinvolti da ciò che accade ma allo stesso tempo di avere un occhio critico su ciò che si sta leggendo. Alina, sì, che ha tentato di mettere più distanza possibile tra lei e Ravka e alla fine si ritrova costretta a ritornarci, prima a forza e poi per scelta. D'altra parte, per quanto volesse dimenticare ciò che le è successo, sarebbe stata davvero capace di abbandonare una nazione intera al proprio triste - e abbastanza scontato - destino? Credo di no.
Pur giovane che sia e con le proprie fragilità, la Starvok risulta una protagonista che nel bene o nel male accetta non solo le proprie capacità, ma anche le responsabilità che ne derivano, per quanto pesanti possano risultare poi sulle sue spalle. Coraggiosa e caparbia, la nostra Evocaluce non si limita stavolta solo a essere spettatrice di ciò che accade  (come succedeva in Tenebre e Ossa) ma compie un passo in più: per quanto possibile, cerca di portare un cambiamento e di spingere i Grisha a riconoscersi come gruppo di pari che possono collaborare e aiutarsi tra loro, soprattutto in vista del confronto con l'Oscuro che tutti sanno prima o poi arriverà. Smette quindi di essere solo una mera arma da utilizzare ma diventa piuttosto una figura a sé stante in quella che pare essere una partita a scacchi a lungo termine per la salvezza di Ravka. Non si lascia comandare, non si limita a venire spostata da una parte all'altra ma prende decisioni, sceglie posizioni e lotta strenuamente per quello in cui crede anche quando questo vuol dire scontrarsi con le persone a cui tiene di più.
Al contempo deve fare i conti con l'accrescersi del proprio potere e soprattutto col suo legame con l'Oscuro, fonti di molteplici turbamenti che le attanagliano continuamente l'animo, che sembra spingerla a cercare di ottenere ancora più forza. D'altra parte, maggior potere vorrebbe dire riuscire a contrastare molto più facilmente il proprio nemico, quindi dovrebbe risultare la scelta giusta. Eppure, perchè allora percepisce come un vuoto dentro di sé e una fame, crescente, che vuole di più e mai si placa del tutto, facendola sentire incompleta? Di nuovo la Bardugo ci spinge a riflettere sul tema del potere: quanto di ciò che noi pensiamo necessario lo è davvero e quanto invece si arriva ad andare oltre fino a non riuscire più a fermarsi? Quando questa esigenza di potere sarà mai abbastanza e quanto potrà cambiarci?
Niente arriva senza lasciare un segno, soprattutto quando si tratta di qualcosa così ingente. Si è ammirati ma anche temuti, rispettati dopo essere stati a lungo appena riconosciuti, ma allo stesso tempo questa grande sensazione di controllo che finalmente si è ottenuta scivola, perchè il potere deforma, infetta, snaturando la percezione di sé e rendendo difficile riuscire a rapportarsi con gli altri in maniera sana. L'Oscuro ne è il perfetto esempio.
Per quanto le sue motivazioni iniziali, come già sottolineato in Tenebre e Ossa, potessero essere comprensibili, il modo in cui queste man mano si siano distorte e mescolate a una smania di controllo e di potere non può fare altro che portarlo a essere un personaggio senza possibilità di redenzione. Nel caso fosse rimasto qualche dubbio in merito, basta iniziare Assedio e Tempesta per avere chiaro come è e rimarrà l'antagonista principale di questa storia: ancora più potente di prima, crudele e soprattutto violento nel punire chi considera aver tradito la propria fiducia, l'Oscuro agisce senza scrupoli di morale considerandosi l'unica persona in grado di fare quello che è giusto per i Grisha e per Ravka. Non ha incertezze, non vacilla nemmeno di fronte ai sentimenti che può provare per Alina, che riconosce come eguale ma allo stesso tempo cerca di possedere e biasima per la sua incapacità di riconoscere che la sua visione è la sola da dover seguire.
Devo dire che questo rimane uno dei migliori personaggi creati dalla Bardugo. Complesso, tremendo nelle sue azioni e allo stesso tempo assolutamente accattivante. In questo libro non è eccessivamente protagonista diretto della scena ma allo stesso tempo la sua presenza si sente eccome. E' come un'ombra, fredda, maligna, che si cela in qualche angolo, pronta a colpire quando meno ce lo si aspetta e di cui percepisci la solitudine. Non puoi non esserne attratto quanto allo stesso tempo condannarne le azioni.

E quale altro avversario per questo personaggio senza remore poteva mai creare la Bardugo se non, Alina a parte, Nikolai Lantsov? Ingegnoso, scaltro e dall'intelligenza affilata, il nostro principe risulta un altro personaggio da non sottovalutare e largamente imprevedibile.
Dotato di una sana ironia, è una figura che bilancia la cupezza della storia in un continuo di battute e risposte che non possono non strappare almeno un sorriso. E' pressoché impossibile non essere affascinati da Nikolai proprio perchè, come ha dichiarato anche la Bardugo, non riesce mai a stare zitto. E' una di quelle figure talmente vive che bucano la pagina e soprattutto rubano la scena a qualsiasi altro personaggio, l'Oscuro compreso.
Ed è proprio tramite lui che ci viene presentato nuovamente il tema del potere, declinato però in un'altra veste: non si parla più di forza magica, ma in questo caso di potere politico, non tanto difficile da acquisire all'inizio quanto piuttusto estremamente complesso da mantenere e soprattutto consolidare. Si tratta di un complesso motivo di azioni, alleanze da stringere, facciate da mostrare e maschere da apporsi, in cui viene trascinata la stessa Alina e in cui spesso anche poche parole possono fare la differenza. Il punto focale rimane sempre poter non solo sopravvivere nell'alta società di Ravka ma anche ottenere in una posizione tale da poter effettivamente agire per la nazione. E quindi la Starvok smette di essere solamente una persona e diventa anche un personaggio, seguito e amato sì, ma anche tenuto d'occhio e di cui in qualche modo si limita la libertà. Purtroppo l'Evocaluce imparerà su se stessa che il mondo di corte e soprattutto quello delle alte sfere del potere è ancora meno luminoso di quanto già non immaginasse, ritrovandosi responsabilità e obblighi non voluti né graditi che non sa ancora fin quanto potrà accettare o assecondare.
Allo stesso modo anche Nikolai, ad una prima occhiata venale e leggero, presenta invece una personalità ben diversa dall'immagine che mostra al mondo: pieno di sfumature, sofferenze e anche di una solitudine che purtroppo non sembra mai lasciarlo del tutto nonostante riesca a cammuffare bene. A differenza di Alina infatti, è largamente abituato all'ambiente di corte e, sicuro del proprio ruolo, è pronto ad anteporre se stesso e i propri desideri per il bene del Paese e sì, anche della propria ambizione. Sa cosa c'è da fare e come farlo, anche se questo vuol dire sacrificare qualcosa che può ritenere importante, scontrandosi ovviamente con una più ingenua Evocaluce, che ovviamente non è disposta a lasciare tutto a favore di eventuale glorioso futuro in primis il proprio rapporto con Mal che vede gradualmente incrinarsi.

In Assedio e Tempesta i due orfani vengono infatti messi a dura prova, sebbene sia evidente che il loro amore sia puro e saldo. Invidie, paure, dubbi fanno da padroni in tutta la narrazione che, man mano, sembra portarli sempre più lontani l'una dall'altro benché siano fisicamente vicini.
Da una parte c'è Alina, che continua a vedere Mal splendere ed essere amato con facilità da tutti, e quindi crede che starà sempre meglio lontano da lei o che ancora un giorno si renderà conto di volere di più; dall'altra c'è Mal, intimorito dall'accrescersi del potere di Alina e delle conseguenze che questo ha su di lei, e soprattutto non ancora abituato alla sua nuova posizione tra i Grisha, che vorrebbe un rapporto più facile, senza interferenze e la sensazione costante che qualcuno possa portargliela via. Sbagliano spesso, fraintendono, ma non smettono mai di pensare al bene dell'altro proprio perchè per quante discussioni possano avere e quanto possano soffrire, questi due ragazzi si amano davvero. Credo proprio che la bellezza del loro rapporto, ma così come per tutti quelli che inizia davvero a creare Alina, sia proprio il fatto che risulti estremamente reale e vero, nei suoi pregi e difetti. Questi due ragazzi sono abituati a sopravvivere, perchè è quello che fanno sempre, devono solo trovare la chiave per poter vivere, vivere davvero, insieme.

Purtroppo però per quante rinunce e decisioni difficili si possano prendere, tutti i nostri protagonisti dovranno prendere atto che, alla fine, l'impossibilità di controllo su tutte le pedine presenti in gioco sarà l'unica variabile, spesso sottovalutata, a poter invece fare davvero la differenza.

 

Che dire lettori, come avrete ormai capito ho ADORATO questo secondo volume e spero che, come me, arrivati all'ultima pagina non vedrete l'ora di avere in mano il libro successivo. La Bardugo non solo affascina, ma di nuovo ci propone un'opera dall'ampio spazio di riflessione personale. Io non posso che adorarla e spero di essere riuscita a trasmettere anche a voi un po' del mio amore verso quest'opera o, se non conoscete ancora questa serie, ad avervi incuriosito abbastanza per darle un'occhiata!


Voi l'avete già letto? Fatemi sapere che cosa ne pensate!
Nel frattempo, vi invito a leggere anche le recensioni delle altre mie colleghe del Review Party e approfitto per ringraziare ancora @librimondadori e @thegoldenreader per la possibilità!

Noi invece ci vediamo alla prossima recensione 💚


 -Chiara





Tuesday, 3 November 2020

Recensione: "TENEBRE E OSSA" di Leigh Bardugo - REVIEW PARTY

 


 Ciao a tutti lettor*! 💙

Finalmente oggi è il gran giorno.
Dopo anni passati a sperare che questa storia potesse tornare ancora una volta in Italia e stavolta avere  il successo e l'amore che merita, la Mondadori ha finalmente esaudito questo mio (e di tanti altri) desiderio! 😭 

Eccoci qui perciò a inaugurare il Review Party dedicato alla prima serie scritta da Leigh Bardugo, che avrete già conosciuto -o quantomeno sentito nominare- per la duologia di Sei di Corvi e l'adult fantasy Ninth House(e se non li conoscete, correte a recuperarli! Sul blog trovate già le recensioni di tutti e tre😏). E proprio parlando delle avventure dei Dregs, volete sapere da dove ha davvero inizio in realtà il Grishaverse? Siete pronti a rituffarvi in una storia ammaliante ed oscura con ispirazione russa?

Io assolutamente SI'.

Ringrazio intanto @thegoldenreader che ha organizzato questo Review Party e @librimondadori per la possibilità di partecipare e leggere questo libro in anteprima. 

 

Titolo: Tenebre & Ossa
Autore: Leigh Bardugo
Data di uscita: 3 Novembre 2020
Editore: Mondadori
Pagine: 240
Prezzo: 17,90€ 

Trama: "Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro".  L'orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell'esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d'Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell'amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l'élite di creature magiche che, al comando dell'Oscuro, l'uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l'intera corte. Alina, infatti, è l'unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore. Da questo romanzo la serie Netflix di prossima uscita.

Voto: 4.5 stelle! ⭐

Recensione: 

Questa rilettura mi ha riportata  nella fredda e cupa Ravka con una facilità e una concretezza estrema. E' palese che si tratti del primo libro della Bardugo, quindi le caratteristiche che ne rendono riconoscibile lo stile di scrittura sono sì presenti, ma in qualche modo più sfocate. E' un libro piuttosto corto che ha un ritmo molto più veloce rispetto a un Ninth House o un Sei di Corvi (ma non per questo meno avvincente), ma che condivide, con gli altri, una cupezza generale che rimane sullo sfondo e un crescendo serrato che conduce al finale con un'impellenza e un'urgenza che rispecchiano quelle dei protagonisti.

La trama si caratterizza per non essere particolarmente piena di avvenimenti, ma ogni momento risulta importante: è con Alina, vera protagonista nella storia, che facciamo un viaggio non solo fisico, ma anche emotivo e mentale nella scoperta di sè e nella sua ricerca di un proprio posto nel mondo che potrà farla finalmente sentire a "casa". Questo suo vuoto è facilmente percepibile, è una mancanza di appartenenza palpabile che la fa sentire sola nel non riuscire a integrarsi davvero, rimanendo ad avere l'amico Mal come unico punto d'appoggio. L'essere in qualche modo ignorata, considerata giusto un piccolo scricciolo pelle e ossa dal carattere schietto ma taciturno, la portano ad avere una posizione relegata come aspirante cartografa dalle mediocri capacità. Il suo stesso nascondere di essere orfana cresciuta in un'orfanotrofio rende l'idea di come non voglia che vi siano altri motivi per considerarla una misera ombra in una marea di volti, inutile e dimenticabile.

Eppure Alina è ben altro e lo dimostra nella determinazione e nel coraggio di prendere più e più volte posizione, anche in momenti difficili in cui farebbe meglio ad adeguarsi alla massa, nel dire quello che pensa e nel reagire anche quando la situazione pare disperata, solo... non se ne accorge. Ha passato così tanti anni a reprimere il proprio vero io da essersi convinta nel profondo di essere una comune orfana senza alcun valore e aver bisogno di tempo per ritrovare se stessa e avere fiducia nelle proprie capacità.

<Non sono quello che pensa>sussurrai disperata.
L'Oscuro mi si avvicinò e disse, con una voce così bassa che solo io potei sentire: <Dubito che tu abbia idea di cosa sei>
 

Allo stesso tempo, proprio perché Alina parte da un punto di vista così modesto, ci è permesso di scoprire il mondo dei Grisha e la società aristocratica attraverso occhi sgombri di pregiudizi, seguendo il fluire dei suoi pensieri e vedendo con lei lo svolgersi di dinamiche dai risvolti inaspettati. In un certo qual senso la Bardugo è capace, nonostante alcuni passaggi si possano facilmente intuire, di trascinarci esattamente dove vuole lei, coinvolgendoci all'interno della storia come se vivessimo le scoperte, le gioie, i tradimenti in prima persona, in uno stravolgimento di situazioni che, pur aspettate, non riescono del tutto a lasciare indifferenti. Bisogna poi ricordare che il topos della "scuola di magia" risulta sempre di buona efficacia anche quando accennato, portando il lettore all'interno di lezioni, sfide e prove che permettono al personaggio di crescere ed integrarsi (o scontrarsi) col gruppo. 

In contemporanea, malgrado appunto la trama piuttosto veloce, la scrittrice approfitta per mettere le basi di una critica sociale piuttosto sottile ma preoccupante per gli eventi futuri: i fantomatici Grisha, così potenti e rispettati per le loro capacità sono anche temuti se non addirittura disprezzati da una parte di popolo, che in alcuni casi non li crede speciali, ma piuttosto una sorta di strano scherzo della natura. Gli stessi soldati del Primo Esercito li guardano con risentimento, perché palesemente meglio attrezzati di quanto non possano mai essere loro. Si capisce in fretta che questa irritazione sia motivata: lo stesso attraversare la Faglia d'ombra mostra in pochi secondi come la gente comune rischi la vita di gran lunga di più di qualsiasi Grisha, perdita che ovviamente viene considerata accettabile e d'ordinanza, eppure venga comunque impiegata nel trasbordo e probabilmente nemmeno troppo protetta.
E' presto evidente che vi sia una spaccatura tra Grisha e il resto della popolazione che sicuramente non potrà portare a nulla di buono.


<I contadini amano i loro Santi. Hanno fame di miracoli. Eppure non amano i Grisha. Perché, secondo te? [..] Io penso sia perché i Grisha non soffrono come soffrono i Santi, come soffre il popolo>

Al contempo sarebbe sbagliato considerarli un gruppo perfetto: invidie, pettegolezzi, competizione tra i vari ordini... in realtà per quanto potenti siano, gli stessi Grisha non sono altro che ragazzi che, allontanati dalle proprie famiglie fanno di questo gruppo la loro nuova casa e a esso donano la propria fedeltà più che alla corona stessa, pur forse non riuscendo a capire fino in fondo cosa questo comporti.

Loro punto cardine è sicuramente la figura dell'Oscuro, il più potente di tutti gli Evocatori e loro leader indiscusso. Freddo, algido, antico, apparentemente distante da tutti e pronto a compiere qualsiasi sacrificio necessario per quello che ritiene il bene di Ravka e dei Grisha.

<L'epoca del potere dei Grisha sta per finire. [...]Una Ravka divisa non sopravviverà ai nuovi tempi.>

La sua figura rimane avvolta nell'ombra e nel dubbio costante che ci sia qualcosa di più che il lettore ancora non sa, diviso tra fiducia e timore, tra la volontà di credere in ciò che dice e quella di avere il dubbio che, anche in questo caso la sua visione sia leggermente sfasata dal tempo e altro che forse non si riesce ancora a percepire.

E proprio sui personaggi bisogna fare un altro plauso alla Bardugo: nonostante non vi siano troppe introspezioni psicologiche è facile intuirne la personalità e viverli in maniera concreta come se fossero lì, davanti a chi legge. Si sente la potenza dello sguardo dell'Oscuro, la voglia di Alina di poter fare finalmente qualcosa per la propria nazione, il coraggio di Mal e la sua determinazione, la spensieratezza di Genya, la severità di Baghra... Tutti hanno un loro ruolo e non c'è mai la percezione che qualcuno sia forzato o messo lì per caso e credo che anche questo aiuti a far sì che la storia, per quanto al momento semplice, funzioni.

Persino la storia d'amore, per quanto accennata è orchestrata magistralmente, perché ci porta a sbandare da una parte all'altra, a perderci tra sentimenti, emozioni e attrazione, in un intreccio che diventa sempre più complesso e pericoloso

<I simili si attraggono>
Cosa fare quando la razionalità viene in qualche modo intralciata da ciò che sente il cuore? Come poter gestire un'affinità che va al di là della ragione e viene influenzata da speranze, dubbi, desideri che forse nemmeno si sapeva di avere? Quanto un sentimento, nonostante sia reale, può essere distorto o manipolato? E cosa si è disposti a fare pur di ottenere ciò che si vuole?

La Bardugo non ci pone mai davanti a scelte semplici e il confine tra giusto e sbagliato, bene e male, spesso diventa tanto sottile da metterci in dubbio. Per questo amo quest'autrice. Perché riesce a spingerci in situazioni in cui il nostro stesso arbitrio è messo alla prova. E' dura, crudele coi suoi personaggi, e forse anche per questo risultano tanto reali, perché nessuno è risparmiato dal soffrire, ognuno è spinto al limite e deve trovare un modo per sopravvivere.

L'ambientazione, rispetto ad altri libri, paga il prezzo del trovarci in un romanzo d'esordio: Ravka al momento è solo abbozzata, con qualche macchia di colore qua e là che rende sì l'idea, ma forse non risulta ancora totalmente immersiva. Di palese ispirazione russa, non mancano termini ed elementi derivanti dalla cultura e dal folklore che fanno sì che questa storia abbia una solida base, corredata da un'atmosfera di una fiaba cupa, a metà tra l'incubo e il sogno, il che probabilmente rispecchia la situazione di Alina: il trovare finalmente il proprio posto del mondo comporta gioia ma allo stesso tempo la costringe a dover combattere perché tutto ciò non si trasformi in una prigionia eterna, non solo per se stessa, ma anche per gli altri, in un rovesciamento della medaglia inaspettato e allo stesso tempo inevitabile.


Vorrei tanto soffermarmi su tanto altro ancora, ma preferisco evitarvi spoiler. In ogni caso, oltre alle recensioni di Sei di Corvi, il Regno Corrotto e Ninth House, trovate già sul blog un piccolo articoletto dedicato a Mal (e chi lo sa che non arrivi a breve qualcosa dedicato anche all'Oscuro😏). Preferisco quindi chiudere aggiungendo una nota sulla traduzione italiana. Spesso non mi piacciono e le trovo piuttosto frettolose, ma devo dire che questa volta ho apprezzato sia la resa dei vari nomi che la totalità del testo. Fluido, bello da leggere e capace di mantenere lo stile della Bardugo, mi ha permesso una perfetta immersione nella storia senza rimpiangere la versione originale, quindi un complimento sincero va anche a Roberta Verde.

Sicuramente è un libro che vi consiglio, immagino l'avrete capito. Ma se anche lo trovaste fin troppo semplice, vi suggerisco comunque di andare avanti con i prossimi, perché l'autrice migliora palesemente di volume in volume.

Qualcuno di voi l'ha letto? Pensate di farlo?
Spero di averv* lasciato almeno la curiosità di provare!

Seguite anche gli altri blog che partecipano al review party per ulteriori pareri e/riflessioni!

 Alla prossima 💙

-Chiara