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Wednesday, 1 December 2021

Recensione: "L'IMPERO DI ORO" di S.A. Chakraborty (Review Party)

Buongiorno amic* lettor*!
Oggi torno sul blog per parlarvi de 'L'impero di oro', l'ultimo libro nella trilogia Daevabad di S.A. Chakraborty. 

Ho avuto la possibilità di leggere il libro in anteprima per il review party organizzato da Maria Cristina di Chronicles of a Bookaholic, che ringrazio, con la Mondadori, per l'opportunità. 


Titolo:
L'impero di oro
Autore: S.A. Chakraborty
Data d'uscita: 30 novembre 2021
Editore: Mondadori
Pagine: 768
Prezzo: 26€

Trama: Daevabad è caduta. La città ha perso la sua magia e ora Banu Manizheh, capo dei daeva, e Dara, il suo comandante resuscitato, devono rappezzare la loro fragile alleanza e fare di tutto per restituire la pace a una popolazione agguerrita e disperata. Dara però è affranto dalla perdita dell'amata Nahri e tormentato dai demoni del suo oscuro passato. Per non soccombere, sa che deve affrontare scomode verità sulla sua storia e mettersi al servizio di quelli che ha sempre considerato nemici. Sfuggiti per un pelo alle loro famiglie assassine e alle letali politiche di Daevabad, Nahri e Ali ora sono al sicuro al Cairo. Ma anche loro devono affrontare scelte difficili. Nahri sembra ritrovare la serenità nei vecchi ritmi e nella quotidianità familiare della sua patria, ma la devasta sapere che le persone care che ha lasciato a Daevabad e il popolo che la considerava una salvatrice sono alla mercé di una nuova tiranna. Anche Ali non può fare a meno di guardarsi indietro, ed è deciso a tornare per salvare la sua città e ciò che rimane della sua famiglia. Quando va a cercare aiuto nella terra di sua madre, scopre che il suo legame con i marid, i misteriosi elementali dell'acqua, è molto più profondo di quanto credesse, e minaccia non solo il suo rapporto con Nahri, ma anche la sua stessa fede. Mentre la pace diventa sempre più sfuggente e vecchie conoscenze si rifanno vive, Nahri, Ali e Dara comprendono che, per ricostruire il loro mondo, dovranno forse combattere contro chi un tempo amavano, e difendere coloro che in passato hanno ferito.

Serie:
1. La città di ottone 
2. Il regno di rame 
3. L'impero di oro



Recensione:

Voto: 5 stelle!

Quando l'anno scorso ho iniziato a leggere il primo romanzo della trilogia, dopo averne letto un terzo volevo mollare perché non stavo capendo niente e la storia non mi prendeva. Una mia amica mi ha consigliato di continuare e non la ringrazierò mai abbastanza per questo. Ad oggi la Daevabad è una delle mie trilogie preferite di sempre e voglio davvero invitare chi come me ha pensato di mollare la serie all'inizio di darle un'altra possibilità perché la merita assolutamente. 

Questa è la seconda volta che concludo il romanzo e devo dirvi che ha fatto male come la prima volta. Chi dice che il tempo guarisce tutte le ferite mente, perché ho pianto l'anno scorso e ho pianto adesso. Sono pochi i libri che riescono a colpirti nello stesso modo più volte, ovviamente la prima è un attacco a sorpresa, ma la seconda dovresti essere pronta e invece no, fa davvero male come la precedente, se non di più.

"Dovevamo essere i salvatori di Daevabad"
La trama di questo ultimo volume è incentrata sulla guerra e sulle alleanze politiche. Daevabad è caduta in mano a Manizheh e Dara, mentre Nahri e Ali si trovano dall'altra parte del mondo in Egitto dopo essere fuggiti. Mentre i primi due libri si concentravano sulla politica, con poche e piccole battaglie solo alla fine, questo ultimo volume è un continuo muoversi di alleanze che si creano, si distruggono e si ricreano, e di battaglie per conquistare la città magica che portando ad avere una trama che non si sa mai dove porterà. 

"Volevo smetterla di avere paura di alzare la testa."
Uno dei punti che mi piace di più della trilogia è come non ci sia un gruppo totalmente buono e uno totalmente cattivo. Tutti hanno subito e hanno agito e facciamo davvero fatica a trovare un personaggio che non abbia le mani insanguinate. Di questo sono anche influenzate le fazioni dei daeva. Ognuno di questi gruppi è stato vittima e carnefice in un circolo vizioso che continua da secoli. 
Il lettore ovviamente riconosce in Manizheh il cattivo della vicenda, ma lo è davvero? Tutti i personaggi sono frutto delle loro esperienze passate, delle azioni che hanno subito e che hanno compiuto. Anche se so perfettamente che quello che Manizheh ha fatto è terribile e deplorevole non riesco ad odiarla. La scrittrice ti concede di dare uno sguardo alla sua vita e in un modo contorto capisci perché ha fatto quello che ha fatto. Credo che questo rendere tutti uguali sul livello della moralità, ma allo stesso tempo delimitare delle piccole differenze tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo, sia uno dei punti di forza della trilogia.

"Sono così stanca. Tutto quello che costruisco si distrugge. La mia vita al Cairo. I miei sogni per Daevabad. Do tutto, tutto quello che ho, poi arriva qualcuno e lo distrugge. E' tutto inutile."
I personaggi principali rimangono sempre Nahri, Ali e Dara, che sono anche i tre punti di vista da cui è narrata la vicenda. 
Nahri cerca fin dal primo libro un posto da chiamare casa, in cui appartenere e tutte le volte che pensa di aver trovato un po' di serenità questa viene distrutta. Non è mai stata completamente libera e avendo dovuto continuamente mentire e nascondere parti di sé non è ancora riuscita a capire chi lei sia davvero. Con il ritorno al Cairo le viene data la possibilità di ritornare alla vita di prima e di dimenticarsi della magica città e dei suoi cittadini che l'hanno ospitata negli ultimi anni, lasciandosi alle spalle gli orrori visti e subiti. Questa scelta che deve compiere mostra tutta la crescita che ha fatto nei tre libri. Nel secondo volume ci eravamo allontanati dalla ladruncola che abbiamo incontrato nel primo romanzo, però certe volte per sopravvivere non serve essere giusti, ma scaltri. 

"Che cosa significa essere distrutto per curiosità?"
Quando abbiamo incontrato Ali era un fervente politico poco scaltro, che veniva usato da tutti e sempre rilegato a una posizione che non desiderava avere. Durante la storia è riuscito a farsi valere e a trovare un suo posto, ma la distruzione di Daevabad rimette in gioco tutto quello che credeva e che ruolo deve avere nella storia. I problemi che ha avuto con la famiglia nei precedenti romanzi vengono accantonati perché non sono più importanti visto che se ne creano di nuovi con l'altra metà dei parenti, quelli materni. Questo ci permette ancora una volta di ampliare l'immenso e complesso mondo creato dalla Chakraborty che riesce sempre ad evolversi con la narrazione. 
Ali è molto cresciuto dal primo libro, ma mantiene sempre e comunque quel suo animo gentile e curioso, mostrando che si può cambiare rimanendo comunque se stessi.

"Ho sempre e solo cercato di servire la mia gente"
Dara è il mio personaggio preferito della trilogia e il più complesso tra i protagonisti. Anche se fa azioni terribili non riesco a considerarlo una persona cattiva. E' cresciuto con dei preconcetti e degli ideali che ne hanno plasmato la personalità, facendolo così essere la persona che incontriamo oggi. E' frutto della società in cui viveva e ancora una volta, come con Manizheh, non riesco a dargli completamente la colpa.  Durante tutta la lettura chi legge non viene mai portato a perdonarlo per quello che ha compiuto o a sminuire le sue azioni e il fatto che sia stato cresciuto così non lo giustifica assolutamente. Però sapendo questo e vedendo quanto tutta la sua vita sia stata condizionata da altri che lo hanno fatto diventare quello che è, non puoi non rattristarti e provare pietà nei suoi confronti. Il suo percorso di consapevolezza verso le azioni passate e presenti è la parte più commovente del romanzo, che porta ad una conclusione il cui percorso era già iniziato dal primo libro. 

La parte romance non ha mai avuto all'interno della trilogia il punto focale della narrazione, ma fin dal primo libro è una parte non da meno della storia. Il triangolo che si è creato fin da La Città di Ottone è uno dei migliori che abbia mai letto e arrivata alla fine posso dire che non c'era nessun altro modo in cui si poteva concludere. Non importa se sei team Ali o team Dara, sarai soddisfatto, perché il libro doveva finire così ed è giusto sia nei confronti dei personaggi che dei lettori.

«Canteranno mille canzoni su di te.»
«Canzoni tristi?»
«Sono le migliori.»
L'impero di oro è la degna conclusione di una delle migliori trilogie uscite negli ultimi anni, dove guerre, politica, amore e magia si incontrano per creare un capitolo finale che distruggerà il cuore ai suoi lettori.

- Camilla 

Tuesday, 19 October 2021

Recensione: "IL REGNO DI CENERE" di Sarah J. Maas (Review Party)



Buongiorno amic* lettor*!
Oggi sono qui per parlarvi del libro conclusivo di una delle mie serie preferite, cioè 'Il regno di cenere', ultimo volume in uscita oggi della serie de 'Il trono di ghiaccio'. Ammetto che durante la lettura mi sono molto commossa, ma anche questa recensione, che è il mio saluto alla storia e ai personaggi, non è stata priva di emozioni. Buona lettura!

Ho avuto la possibilità di leggere il libro in anteprima per il review party organizzato da Divoratori di Libri e voglio ringraziare sia lei che la Mondadori per la possibilità. Inoltre vi invito ad andare a leggere anche le recensioni delle mie colleghe!


Titolo:
Il regno di cenere
Autore: Sarah J. Maas
Data d'uscita: 19 ottobre 2021
Editore: Mondadori
Pagine: 1008
Prezzo: 18€

Trama: Aelin ha rischiato tutto per salvare il suo popolo, ma ha pagato un prezzo altissimo: è stata rinchiusa in una bara di ferro dalla regina Maeve, costretta a sopportare mesi di torture se non vuole condannare coloro che ama. Ma anche la sua forza e la sua determinazione iniziano a incrinarsi. Non è l'unica a dover combattere per assicurarsi un futuro, mentre i fili del destino dei vari personaggi si intrecciano inesorabilmente.








Serie:
0.5 La lama dell'assassina 
1. Il trono di ghiaccio
2. La corona di mezzanotte
3. La corona di fuoco 
4. Regina delle ombre
5. Impero della tempesta
6. La torre d'alba 
7. Il regno di cenere




Recensione:

Voto: 5 stelle!

"C'era una volta, in una terra ridotta in cenere, una giovane principessa che amava il suo regno..."
Voglio iniziare questa recensione rendendo fin da subito chiara la mia opinione. 'Il trono di ghiaccio' è, fino ad adesso, la miglior serie che Sarah J. Maas abbia mai scritto. Dimenticativi l'osannata ACOTAR o la nuova Crescent City, il vero gioiello della scrittrice è proprio questa serie e Il regno di cenere è la perfetta conclusione di un lavoro durato anni. 

 

"Ogni passo, ogni sentiero che aveva preso, l'aveva condotta lì"

Quando si parla di un libro che conclude una serie di ben otto romanzi, oltre che a parlare dell'ultimo, non si può non fare un pensiero generale sul viaggio compiuto. Arrivata alla fine posso dire che la serie è stata strutturata meravigliosamente dalla scrittrice fin dal primo momento. Con questo non dico che non abbia cambiato qualcosa durante gli anni, ma che anche se lo ha fatto non sembra, perché la storia arriva a concludere il cerchio in modo spettacolare. Nessun personaggio viene inserito in modo casuale e dentro la serie tutti hanno un compito da svolgere. 

Un consiglio che voglio dare a chi ha tempo e voglia è di rileggere la serie in modo integrale prima di dedicarsi a questo ultimo volume. Così si potrà avere un'esperienza più completa del romanzo, soprattutto perché è pieno di Easter Egg. Chi ha appena riletto i libri riuscirà a coglierli meglio, mentre chi, come me, non ha una memoria di ferro avrà una vaga sensazione di familiarità con i personaggi o le scene che vengono reinserite nella narrazione. 


"C'era ancora bellezza, lei avrebbe combattuto per quello. Doveva combattere."

Il libro inizia in modo molto lento, dove la scrittrice si prende tempo per posizionare i suoi personaggi. Cosa è successo loro alla fine di 'Impero delle tempeste' o 'La torre dell'alba' e dove questo li pone nella trama dell'ultimo volume. Queste pagine potrebbero sembrare più lente, ma al contrario la Maas è riuscita a scandire un ritmo interessante, con capitoli non troppo lunghi che fanno girare la trama attraverso quattro linee narrative diverse e portando il lettore ad essere sempre interessato a sapere come continuerà. 


"Rendiamo questa battaglia degna di una canzone"

Il tema principale è la guerra. Forse non è un argomento che tanti si aspetterebbero dalla Maas, ma è riuscita a trattarlo meravigliosamente. La scrittrice sa per chi sta scrivendo, non fa pagine interminabili per raccontarci pochi minuti di battaglia. Al contrario, va dritta al punto raccontando i movimenti degli schieramenti in un modo semplice ed incisivo, riuscendo anche in poche righe a far sentire tutto il pathos, il dolore e la sconfitta che un argomento così importante comporta. 


"Noi siamo le Tredici. Da ora finché le Tenebre non ci reclameranno."

Mi è piaciuto molto come la Maas ha diviso lo spazio tra i personaggi. Ognuno di loro ha il tempo di esprimersi e cambiare. Nessuno viene dimenticato o reso estremamente protagonista, al contrario ognuno ha la sua missione, il suo scopo all'interno della narrazione, che porta a compimento il percorso iniziato anche otto romanzi prima. 


"Se anche potessi scegliere qualunque realtà da sogno, qualunque illusione perfetta, io comunque sceglierei te."

Non può ovviamente mancare la parte romance, che tra una battaglia e una rivelazione, riesce a prendere il tempo per far battere il cuore di chi legge e a dare quel tocco alla Maas che non può non mancare in un suo romanzo. 


"Speranza, aveva detto mesi prima. Ma forse alla fine per loro non ce n'era."

Durante la narrazione la storia riesce a sorprenderti, ad emozionarti, ma anche e soprattutto a farti soffrire. Arrivando così ad un finale incentrato sulla speranza, che porta a compimento un percorso che è iniziato con la mancanza di un futuro. 


"Il debito è stato pagato a sufficienza"

Arrivata alla fine è stata dura dire addio a questi personaggi che mi hanno accompagnato negli ultimi otto anni. Ad Aelin e Rowan con la loro storia iniziata in modo brusco, ma che hanno finito per salvarsi da se stessi a vicenda. A Dorian, il principe di ghiaccio, che è stato burattino, burattinaio e che alla fine ha capito di doversi prendere le sue responsabilità. A Manon, la strega più cattiva e brutale di tutte, che ha scoperto di avere un cuore e che si può spezzare. A Elide, prigioniera del passato, che è riuscita a ribellarsi. A Lorcan, guerriero irascibile, che ha trovato pane per i suoi denti. A Lysandra, mutaforme, che si è rialzata sempre, non facendosi mai mettere i piedi in testa. A Aedion, colui che è rimasto, che anche se si fa trascinare dai sentimenti striscerà per farsi perdonare. A Yrene, la salvata, che ha riportato la speranza. A Gabriel e Fenrys, che si sono schierati contro tutto e tutti per la famiglia. E anche a Chaol, personaggio che durante gli anni ho sia apprezzato, che un po' detestato, ma che alla fine era e rimarrà sempre un alleato leale. Tutti loro sono riusciti a prendersi un pezzo del mio cuore e non mi dimenticherò mai né di loro, né della serie.

«Siamo venute per mantenere la promessa fatta ad Aelin Galathynius. Per combattere in nome di quello che lei ci ha promesso.»
«E cioè?»
«Un mondo migliore»
Il regno di cenere è una conclusione perfetta per una serie che è riuscita a conquistare i cuori di molt*, che anche se ne usciranno distrutt* sapranno che questo è il miglior finale che la storia e i personaggi si meritavano.

- Camilla 

Tuesday, 24 November 2020

Recensione: "LA VITA INVISIBILE DI ADDIE LARUE" di V.E. Schwab (Review Party)

Buongiorno amici lettori!
Oggi è il secondo giorno dedicato al review party de 'La Vita Invisibile di Addie LaRue' e tocca a me parlarvi di uno dei miei libri preferiti dell'anno. 
Vi lascio qui sotto le altre date per l'evento!




Prima di iniziare voglio ringraziare Valeria di This Lady of the Books per aver organizzato l'evento e l'Oscar Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere il libro in anteprima. 


Titolo:
La Vita Invisibile di Addie LaRue 
Autore: V.E. Schwab 
Serie: autoconclusivo
Data d'uscita: 24 Novembre 2020
Numero di pagine: 492
Editore: Mondadori
Prezzo: 24€

Trama: "Non pregare mai gli dèi che sono in ascolto dopo il tramonto.". E se potessi vivere per sempre, ma della tua vita non rimanesse traccia perché nessuna delle persone che incontri può ricordarsi di te? Nel 1714, Adeline LaRue incontra uno sconosciuto e commette un terribile errore: sceglie l'immortalità senza rendersi conto che si sta condannando alla solitudine eterna. Tre secoli di storia, di storie, di amore, di arte, di guerra, di dolore, della solennità dei grandi momenti e della magia di quelli piccoli. Tre secoli per scegliere, anno dopo anno, di tenersi stretta la propria anima. Fino a quando, in una piccola libreria, Addie trova qualcuno che ricorda il suo nome.








Recensione

Voto: 4.75 stelle!

E per quanto impaziente e disperata, non pregare mai gli dei che sono in ascolto dopo il tramonto.
La Vita Invisibile di Addie LaRue è un romanzo magico, che incanta il lettore e lo travolge nella sua narrazione, facendogli certe volte anche dimenticare quelle imperfezioni che si incontrano nella trama. 
Non è assolutamente un libro perfetto, più di una volta servivano più parole, azioni, descrizioni, emozioni, ma è anche qualcosa di molto di più di tutti i suoi singoli difetti.

C'era una volta. E' così che tutto ha inizio.
E' un libro che ami o non ti convince fino in fondo. Secondo me si aggiunge alla lista di romanzi alla 'Il Mare Senza Stelle' o 'Così si perde la guerra del tempo', che anche andando a creare un mondo fantastico puntano tutto sui sentimenti che suscitano nel lettore. Se il lettore è coinvolto apprezzerà il libro e sarà anche incline a perdonare alla scrittrice i difetti, al contrario se non senti una connessione non riuscirai mai ad entrare nella narrazione. 

Cos'è una persona, se non il segno che lascia al proprio passaggio?
Tutta la storia si basa sul concetto del ricordo e di quanto questo sia importante. Tutti noi vogliamo lasciare un segno nel mondo, qualcosa che anche quando non ci saremo più ci ricordi non solo nelle menti dei nostri cari. Non tutti riescono a raggiungere questo scopo e tanti si fermano ancora prima di realizzarlo per paura di non farcela. 
Addie non voleva essere ricordata, ma solo avere una possibilità di vivere la vita che voleva lei. Questo l'ha portata ad accettare il patto con l'oscuro che più che una promessa di libertà, l'ha maledetta facendo si che nessuno si sarebbe mai più ricordato di lei. Che non potesse più lasciare nessuna traccia di sé, come se fosse diventata un fantasma. Ed è proprio qui che Addie si trasforma in tutti noi, nei sognatori, nelle persone invisibili e anche in quelle che vorrebbero solo essere considerate. E' qui che il ricordo prende di prepotenza il ruolo centrale nella storia, facendoci vedere tutte le cose che la ragazza compie pur di lasciare un segno nel mondo. Il bello è che ci riesce, anche se in un modo piccolo, che non tutti sanno ricollegare a lei, Addie ce la fa comunque ed è il più bel messaggio che puoi dare agli invisibili, che non importa cosa faccia una persona, in un modo o nell'altro lascerà un segno nel mondo. 

Le storie sono un modo di preservare se stessi. Di essere ricordati. E di dimenticare. 
E' una storia forte che a me ha colpito profondamente. Ho letto il romanzo due volte, una quando è uscito in inglese e una adesso in italiano e devo dire che ho avuto due reazione diverse. La prima volta, anche se il libro mi stava piacendo, ho fatto fatica ad entrare completamente nella storia e a trovare una connessione con i personaggi. Nella prima metà sembra una grande introduzione sia ad Addie che ai suoi primi anni di immortalità e anche se le succedono tantissime cose che suscitano un'emozione nel lettore, come i suoi genitori che non la conoscono o cosa ha dovuto fare all'inizio per sopravvivere a Parigi, mi sembrava di essere rimasta bloccata all'esterno della storia. Solo nella seconda metà ho cominciato veramente ad affezionarmi a loro, la narrazione diventa più fresca, emotiva e meno concentrata sul continuo della trama. Arrivata alla fine ero innamorata di tutti i personaggi e quindi quando ho riletto il libro li conoscevo già, avevo già una connessione con loro che mi ha portato ad interessarmi maggiormente anche di quei primi eventi. 

Si vede nella struttura della storia l'impegno e le ricerche che la scrittrice ha fatto per poter ambientare le sue scene in un preciso momento storico. Nessun anno viene citato a caso, nessuna informazione viene buttata senza un motivo preciso e i richiami al futuro di quello che sarebbe successo mi hanno davvero appassionato. 

Le idee sono molto più indomite dei ricordi, sempre alla smaniosa ricerca di un modo per mettere radici.
Lo stile di scrittura è uno dei punti forti del romanzo, che è pieno di citazioni che mi hanno fortemente colpito. Non è come le altre storie della Schwab dove il punto forte è l'azione, qui la storia e il suo proseguimento sono al centro del palcoscenico e sia i personaggi che le relazioni tra di loro sono in secondo piano. Questo può portare qualcuno a legarsi di meno ai personaggi e altri, invece, a trovare immediatamente un legame emotivo con loro.

Se gli altri sono Orfeo, allora lei è Euridice, condannata alla rovina ogni volta che qualcuno le gira le spalle.
Addie è una ragazza forte, che vuole solo avere la possibilità di scegliere ed è per questo che accetta il patto dell'oscuro. La sua voglia di libertà la porta a compiere quello che per tanti potrebbe sembrare un'errore, ma che per lei è esattamente quello che desiderava. Non è qualcosa di semplice la sua maledizione, ma lei è forte ed è questo che mi ha particolarmente attirato a lei, la sua caparbietà e la voglia di non arrendersi mai, cosa che probabilmente molti di noi avremmo fatto tempo addietro. E' come una fenice, rinasce sempre dalle sue ceneri. Più la vita o l'oscuro cercano di toglierle tutto, più lei ci si aggrappa; più volte raggiunge il fondo, ma altrettante si rialza in piedi ancora più motivata a lasciare il suo segno nel mondo. 
La ragazza è partita da un piccolo villaggio, dimenticata da tutto e tutti, ed è andata a conoscere quello che fino a quel momento aveva solo potuto sognare, con la sua arte, la sua musica e la sua letteratura, assaporandone ogni istante. La sua maledizione l'ha distrutta, ma allo stesso tempo l'ha riforgiata più forte e più decisa a vivere ogni momento al massimo. 
 
Un bambino nasce con il cuore spezzato. [...]
Nel suo cuore c'è uno spiffero.
Da lì entra la luce.
Da lì entrano le tempeste. Da lì entra di tutto.
Il tempo scorre così dannatamente in fretta.
Anche se ho amato Addie con tutto il cuore il mio personaggio preferito è Henry perché se ne è preso un pezzo. Il ragazzo che ricorda, ma che vorrebbe anche essere ricordato. Lui e Addie sono due lati della stessa medaglia. Mentre lei è uno spirito libro ed è la maledizione a renderla invisibile, lui al contrario ci si sente. E sulla sua storia oltre al tema del ricordo si unisce quello dell'essere abbastanza. Quanti di noi hanno avuto il pensiero di non essere mai abbastanza: abbastanza buono, bello, bravo... tutti ci siamo sentiti così almeno una volta e altri ci si sentono sempre. Henry fa parte di questo secondo gruppo e proprio per questo ho sentito una connessione con lui, perché anch'io tante volte non mi sento all'altezza. Più di una volta le sue parole mi hanno ricordato quello che ho pensato, ma non sono mai stata in grado di esprimere. Quando ti ritrovi così in un personaggio, tutto il resto va in secondo piano; gli errori, quello che poteva essere approfondito diventano poco importanti perché hai trovato una parte di te nella storia ed è quello che tutti vorremmo che un libro ci trasmettesse. 

"Hai forse dimenticato" gli aveva domandato allora "quando non eri altro che ombra e nebbia?"
"Tesoro" aveva risposto lui in quel suo modo soave e ironico, "io ero la notte in persona"
A concludere la triade dei personaggi c'è l'oscuro, Luc, che devo ammettere è quello che ha risentito di più del ruolo centrale della storia. E' il meno approfondito dei tre, perché al contrario di Addie e Henry non ha mai la possibilità di narrare. Non per questo non è interessante, anzi il lettore non può che essere affascinato da lui come una libellula con la luce. Anche se sappiamo che è cattivo, che ci potrebbe facilmente uccidere siamo come Addie pronte a passare del tempo con lui a qualsiasi costo. E' un personaggio misterioso dall'inizio alla fine, visto che su di lui ci vengono date davvero poche informazioni, ma al contempo più andiamo avanti più vediamo umanità in lui, perché anche Addie la vede. La nostra opinione su di lui è succube del pensiero degli altri, perché sono loro a raccontarci i suoi comportamenti. Il suo background non viene mai esplorato, la sua storia non ha un inizio, accompagna solo Addie e Henry per un pezzo della loro e questo lo rende ancora più interessante ai miei occhi. Sarebbe molto intrigante un libro sulla sua vita, andando ad approfondire il suo passato, il suo futuro e come mai si sia affezionato così tanto alla ragazza.


Per parecchie volte si è innamorata dell'oscuro, ma una soltanto di un essere umano.
Se i personaggi in se' non hanno risentito troppo del protagonismo della trama, perché basta una sola pagina per farli comprendere e apprezzare, le relazioni tra di loro ne sono uscite con meno spessore. Sia la il rapporto tra Addie e Luc, che quello tra Addie e Henry non hanno il giusto tempo per svilupparsi. C'è sempre qualcosa che le fa sembrare troppo frettolose, quando qualche scena in più qua e là avrebbe reso tutto il più naturale possibile. Anche se amo Henry, la coppia che mi ha colpito di più è decisamente quella tra Luc e Addie. Sono più accattivanti perché i due sono fatti della stessa pasta e combattono con i denti per avere la meglio l'una sull'altro. Addie e Henry sono, anche loro, molto belli insieme, con una storia più dolce e con al centro la comprensione per le vicende vissute, ma la loro relazione arriva fino ad un determinato punto e quando dovrebbe scoccare la scintilla questa arriva fioca. 
Credo decisamente che un maggior spazio ai personaggi nelle coppie avrebbe potuto fargli compiere anche una crescita maggiore. 

Certo, dimenticare è così triste. Ma essere dimenticati, quello sì che ti fa sentire sola. Essere l'unica in grado di ricordare.
Il finale è un'altra parte che dividerà il pubblico. Ci sarà chi lo amerà, chi sarà soddisfatto e chi non lo accetterà. La prima volta che l'ho letto ho finito il libro un po' titubante, ho dovuto rifletterci attentamente per un po' di tempo prima di capire che questo è il finale giusto per la storia. E da quel momento in poi ho continuato a pensarci e tutte le volte che lo facevo capivo sempre di più quanto sia stato corretto concludere la narrazione così. 

Gli ultimi capitoli sono quelli più intensi a livello emotivo, già la prima volta mi avevano emozionato, ma visto che ero in pubblico ho dovuto trattenere le lacrime. La seconda volta che leggi un libro, c'è una carica inferiore, sai come finisce, sei preparata, però io ho pianto più la seconda volta della prima. E quando un libro riesce a darti le stesse emozioni, se non di più della prima volta, per me tutti i difetti, che ci sono, passano in secondo piano. Proprio per questo ho deciso di dare al libro un voto così alto, perché  l'obiettività non può vincere contro le emozioni. 

Ma in fin dei conti è così che si cammina fino alla fine del mondo. E' così che si vive in eterno. Oggi è un giorno, domani un altro, poi ne verrà un altro ancora, e bisogna fare tesoro di quel che arriva, godersi ogni instante rubato, tenersi stretto ciascun momento finché non c'è più.
La Vita Invisibile di Addie LaRue è un libro che ti incanta, con dei personaggi che ci mostrano la realtà del mondo e in cui tutti riescono a ritrovarsi in un modo o nell'altro. Attraverso la storia ci viene presentata una delle protagoniste più legata a appassionata alla vita che abbia mai letto. La scrittrice ci da' il tempo di conoscerla, di affezionarci e anche la possibilità di dirle addio, lasciandoci nel cuore la speranza di poterla rincontrare un giorno. 

- Camilla

*Fanart di @nicole.deal.art e @rosiethorns88

Saturday, 7 November 2020

Recensione: "LE DIECIMILA PORTE DI JANUARY" di Alix E. Harrow

 Ciao lettrici e lettori! Oggi vi voglio parlare di un'uscita recente edita da Oscar Mondadori, la quale ringrazio moltissimo per avermi mandato una copia ARC! Stiamo parlando de "Le Diecimila Porte di January", prima di iniziare a parlarne vi lascio qualche informazione in più!


Titolo:
 Le Diecimila Porte di January
Autore: Alix E. Harrow
Data d'uscita: 13 Ottobre 2020
Numero di Pagine: 396
Editore: Oscar Mondadori
Prezzo di copertina: 20,00 €












Trama
Estate 1901. Un’antica dimora nel Vermont, piena di cose preziose e sorprendenti. La più peculiare è forse January Scaller, che vive nella casa sotto la tutela del facoltoso signor Locke. Peculiare e atipica, almeno, è come si sente lei: al pari dei vari manufatti che decorano la magione è infatti ben custodita, ampiamente ignorata, e soprattutto fuori posto.

Suo padre lavora per Locke, va in giro per il mondo a raccogliere oggetti “di un valore singolare e unico”, e per lunghi mesi la ragazzina rimane nella villa ridondante di reperti e stranezze, facendo impazzire le bambinaie e, soprattutto, rifugiandosi nelle storie. È così che, a sette anni, January trova una porta. Anzi, una Porta, attraverso cui si accede a mondi incantati che profumano di sabbia, di antico e di avventura. Sciocchezze da bambini. Fantasie assurde, le dicono gli adulti. E January si impegna con tutta se stessa per rinunciare a quei sogni di mari d’argento e città tinte di bianco. Per diventare grande, insomma.

Fino al giorno in cui, ormai adolescente, non trova uno strano libriccino rilegato in pelle, con gli angoli consumati e il titolo stampigliato in oro semiconsunto: LE DIECIM POR. Un libro che ha l’aroma di cannella e carbone, catacombe e terra argillosa. E che porta il conforto di storie meravigliose nel momento in cui January viene a sapere che il padre è disperso da mesi. Probabilmente morto. Così la ragazza si tuffa in quella lettura che riaccende il turbine di sogni irrealizzabili. Ma lo sono davvero? Forse basta avere il coraggio di inseguirli, quei sogni, per farli diventare realtà. Perché pagina dopo pagina January si accorge che la vicenda narrata sembra essere indissolubilmente legata a lei.

Recensione



2.75 stelle!

Avevo sentito parlare bene di questo libro ovunque e perciò mi ero fatta delle aspettative piuttosto alte, aspettative che purtroppo non sono state soddisfatte. La premessa era promettente e lo stile di scrittura dell'autrice molto buono, anche se non ho potuto fare a meno di paragonarlo a "Il Mare senza Stelle" di Erin Morgenstern. La somiglianza fra i due non si ferma solo al fatto che entrambi siano dei Portal Fantasy ma sono accomunati anche da molti elementi all'interno della trama, di cui però non parlerò nello specifico per evitare di fare spoiler. Nonostante questa affinità però mi è mancata la "magia" che ho provato leggendo il precedente libro, non credo di riuscire ad esprimere a fondo questo concetto ma cercherò di spiegarvi tutte le problematiche che ho individuato leggendolo.

Prima fra tutte è la mancanza di avvenimenti fino al 75% del romanzo, circa. Ho trovato molto sbilanciato l'andamento della trama , trovo infatti che sia necessario fare un introduzione al mondo e ai personaggi ma che dovrebbe essere ben distribuito tra i capitoli. A mio parere così come è stato pensato risulta essere pesante ma soprattutto noioso, ho infatti impiegato circa 3 settimane per concluderlo perché non mi faceva venire voglia di continuarlo. Questo è accentuato dai capitoli molto lunghi, che di certo non invogliano il lettore, già riempito di troppe informazioni, a proseguire. 

Anche i personaggi non mi hanno aiutata, non è che siano caratterizzati male, ma non sono riuscita a formare nessun tipo di connessione con loro. È possibile che un libro sia lento e veloce allo stesso tempo? Perché è esattamente la sensazione che ho avuto: infatti nonostante il libro per me risultasse infinito il romance è stato reso e si è evoluto in modo decisamente troppo veloce. Sarà che sono una grande fan dello "slow burn" ma ho avuto come l'impressione che mancassero delle scene chiave per il suo completo sviluppo.

Infine, altra cosa che mi ha infastidita è stata l'ambientazione e, in particolare, il fatto che nonostante sia ambientato nel 900', l'epoca quasi non si sente. Mi spiego meglio: mi è mancata quell'atmosfera che un libro "storico" dovrebbe solitamente avere, avrebbe potuto svolgersi ai tempi nostri e non avrei sentito nessuna differenze. 
Le Diecimila Porte di January non è un libro da buttare ma purtroppo si è rivelato non fare per me. Fatemi sapere giù nei commenti se l'avete letto e cosa ne avete pensato, oppure se avete intenzione di leggerlo!

A presto,
Erika.

Thursday, 5 November 2020

Recensione: "IL PRINCIPE D'ACCIAIO - SHADES OF MAGIC" di V.E. Schwab

Ciao lettrici e lettori!

Oggi vi parlo della nuova uscita della collana Oscar Ink di Mondadori, che ringrazio per avermi fornito una copia in digitale! Ringrazio moltissimo anche l'organizzatrice "Cronache di Lettrici Accanite" per avermi permesso di partecipare a questo evento.
Stiamo parlando della Graphic Novel prequel ambientanta nello stesso mondo di "A Darker Shade of Magic" di Victoria Schwab. 
Prima di parlarvene più nello specifico vi lascio tutte le informazioni relative!


Titolo:
 Il Principe d'Acciaio (Shades of Magic #1)
Autore: V.E. Schwab, disegni di Andrea Olimpieri e colore di Enrica Eren Angiolini
Data d'uscita: 3 Novembre 2020
Numero di Pagine: 128
Editore: Oscar Mondadori
Prezzo di copertina: 20,00 €

Trama
Prima di diventare re della Londra Rossa e padre adottivo di Kell, Maxim Maresh era un principe arrogante, inviato dal padre sulla costa di Verose, a "farsi le unghie" in una città ingestibile e violenta. In questo scenario senza legge, Maxim incontra una disordinata banda di soldati, ma soprattutto la regina di pirati appena tornata, Arisa...



Recensione

Voto: 4 stelle!

Non è un segreto che io sia una grande fan della serie principale scritta della Schwab, quindi ho trovato questa Graphic Novel estremamente interessante poiché va ad approfondire il passato di un personaggio che in ADSOM abbiamo visto quasi come un antagonista: stiamo parlando del re di Londra Rossa e padre di Rhy, Maxim. Egli è estremamente diverso da come ci viene presentato da adulto e sarà affascinante scoprire, anche nei prossimi volumi, ciò che l'ha portato a diventare come è nel presente. 







La Schwab, oltre a regalarci più informazioni sul nostro Principe d'Acciaio, in questo prequel, espande
il worldbuilding: ci spostiamo dal centro dell'universo, Londra Rossa, e visitiamo la città di Verose, la quale risulta essere differente rispetto alla pacifica e serena capitale, una vera e propria sfida per il nostro protagonista!
Ma le novità non sono finite qui, infatti scopriamo qualcosa in più anche rispetto al sistema magico: è ricco di nuovi tipi di magia, sorprendenti e intriganti. Si va oltre alla manipolazione dei quattro elementi e questo non fa altro che aumentare la curiosità del lettore che si chiede cosa ancora deve scoprire. 

Ho trovato questo "media", quello del fumetto, molto adatto ed efficace per il tipo di storia che vuole raccontare. Calza alla perfezione con la scrittura dell'autrice; la magia e i combattimenti rendono molto bene con la rappresentazione grafica.






Unica pecca è il ritmo molto serrato, che non è necessariamente un difetto se voi lo apprezzate in una storia, ma a mio parere la trama sarebbe stata valorizzata al meglio da un'introduzione più approfondita e lenta. Adoro le scene d'azione ma la sfida, l'antagonista, la battaglia: arriva tutto troppo presto e dura troppo poco. Mi sarebbe piaciuto avere più momenti nei quale Maxim scopre e si adatta alla città e alla vita all'interno di essa prima di passare direttamente nel vivo dei fatti, 
Punto a favore invece sono i nuovi personaggi introdotti Isra, ma soprattutto Anisa , la nostra villain che ha un enorme potenziale e spero verrà approfondita prossimamente.

In conclusione consiglio Shades of Magic a tutti i fan della trilogia che non ne hanno mai abbastanza, ma anche a tutti coloro che vogliono essere introdotti al fandom senza dover legger un libro intero. Stato però attenti perchè non risulta essere completa come la serie in quanto informazioni, quindi se volete una conoscenza più ampia vi consiglio di partire da quella.




Spero di avervi tenuto compagnia e di avervi incuriositi, fatemi sapere se avete intenzione di leggere la graphic novel! Vi lascio le altre trappe del review party in modo che possiate andare a leggere le 
recensioni degli altri blog.


A presto, 
Erika.

Wednesday, 4 November 2020

A CACCIA DEL DIAVOLO: L'esposizione universale

 


Ciao lettrici e lettori! 
Siamo giunti alla fine del blog tour a tema Maniscalsco e oggi vi parlerò dell'Esposizione Universale di Chicago, citata nel libro, e più in particolare della sua architettura. Non vi mentirò, il mio cuoricino da architetto sta piangendo di gioia solo al pensiero. Ma prima, vi lascio il calendario con le altre tappe del tour, date un occhiata anche agli altri articoli e non ve ne pentirete!


Iniziamo dalle basi, l'esposizione universale, o meglio, La Fiera Colombiana di Chicago, viene inaugurata nel 1893 per celebrare i 400 anni dalla scoperta dell'America. Vede come protagonisti dell'iniziativa gli architetti e urbanisti Daniel Hudson BurnhamFrederick Law Olmsted. 
Essa segna particolarmente al panorama architettonico dell'epoca, di cui parleremo dopo, ma ha una notevole influenza anche sull'immagine della città di Chicago. Infatti il nome "Città Bianca", come tutt'ora la chiamiamo, viene proprio da questo particolare evento. Infatti tutti gli edifici costruiti per quella occasione, salvo qualche eccezione, presentavano uno stile classico ed erano interamente bianchi. Il nome deriva anche dal fatto che in quell'epoca o poco prima, era stata inventata la luce e quindi quest'ultima contribuiva ad illuminare e accentuare questa caratteristica degli edifici.


Come detto in precedenza, l'esposizione segna e influenza la storia dell'architettura contemporanea profondamente. All'interno di essa opera il famoso Louis Sullivan, che costruisce il Trasportation Building, citato anche nel famoso libro "The Devil in the White City" di Erik Larson, a cui si ispira anche la Maniscalco nel suo romanzo. 


A differenza delle altre costruzioni classiche, risulta completamente diverso, distinguendosi in particolare per la forma ed il colore. Spicca soprattutto il grande portale d'ingresso, ricorrente nelle architetture di Louis, ampiamente decorato e dal colore dorato, che potete vedere sotto in foto.


Sullivan è importante perché è stato il maestro di uno degli architetti più conosciuti di quell'epoca: stiamo parlando di Frank Lloyd Wright, di cui conoscerete quasi sicuramente la Casa sulla Cascata (Fallingwater) che tra l'altro, andando off-topic è la casa di Madame Curie, nel libro uscito per mondandori, Falce.


Wright durante il periodo dell'esposizione universale, lavora per Adler & Sullivan e ha modo di vedere e studiare il padiglione giapponese dello Ho-o-den. Quest'ultimo lo influenzerà per tutta la sua vita ed è possibile vederlo nelle sue architetture. Vi lascio qualche esempio!

Pianta del Padiglione
Martin House, si può notare la somiglianza con il padiglione giapponese perchè composta da più ambienti collegati fra loro e con funzioni diverse.

Comparazione fra una struttura del padiglione e la Robie House. Entrambe presentano la caratteristica di avere un ingresso che rappresenta quasi un filtro fra interno ed esterno (un diaframma fra i due ambienti).



Viene ripreso il grande spazio che separava il soffitto dall’architrave che veniva spesso utilizzato per inserire delle decorazioni. Wright lo considera quasi un prolungamento del soffitto che da un senso di familiarità (così come il soffitto molto basso) e utilizza questo elemento in numerose architetture. L’utilizzo più interessante lo troviamo sicuramente nella Robie House, in cui questo spazio viene utilizzato per inserirci l’illuminazione e i condotti di aereazione. 


Potrei parlarvi tutto il giorno di questo argomento, ma non voglio annoiarvi e per oggi mi fermo qui. Spero di avervi saputo intrattenere.

A presto, 
Erika.

Wednesday, 28 October 2020

IN FUGA DA HOUDINI: Le differenze tra la bozza ed il romanzo finito


 Ciao lettrici e lettori!

Oggi per il blog tour di "In Fuga da Houdini", vi parlerò delle differenze fra la bozza e il libro concluso. Dovete sapere che le copie ARC inglesi hanno un finale diverso, oltre a qualche altro piccolo dettaglio, rispetto quelle finite e quando, nel lontano 2018, sono venuta a saperlo, da brava fan sfegatata, ho fatto i salti mortali per procurarmene una.
Prima di iniziare però ci tengo a ringraziare le organizzatrici Deborah (Debs' Court of Dreams) e Mariarita (EvenstarJohanna) e la casa editrice Oscar Mondadori per aver reso questo evento possibile. 
Vi lascio come al solito il banner con le tappe degli altri blog, in modo che non vi perdiate nulla.


DISCLAIMER: Questo articolo contiene spoiler del terzo romanzo della serie, quindi se ancora non lo avete letto, vi sconsiglio vivamente la lettura!

Capitolo 1
  • Nella copia finita c'è una piccola aggiunta nella conversazione iniziale con Miss Prescott, viene menzionato che le avventure vissute da Audrey Rose e Thomas con Jack lo Squartatore e Dracula sono state raccontate nei giornali, mentre nella copia anticipata non viene menzionato affatto.
  • Nella copia anticipata Miss Prescott viene trafitta solamente da un coltello, mentre nella copia finita da circa una dozzina. Credo che il cambiamento sia stato fatto per rendere più scenografica la sua morte, data l'ambientazione circense.
Capitolo 11
  • "Il tuo lavoro è molto più importante ed elettrizzante che fare la civetta con il direttore di pista"
    A questa frase manca un pezzo nella copia anticipata, non viene fatto nessun accenno a Mefistofele. La Maniscalco avrà voluto anticipare i futuri avvenimenti?
Capitolo 17
  • "Avrei soltanto voluto che Thomas si fosse unito a noi."
    Nella copia anticipata questa frase detta da Audrey Rose non esiste, la nostra protagonista ha forse qualche rimorso?
Capitolo 38
  • Nella copia anticipata la lettere destinata al Dottor Arden non viene né mostrata né menzionata.
  • Quando Thomas le chiede se va tutto bene prima del gran finale. Audrey Rose pensa che la situazione è ancora tesa fra loro ma mentre nella copia ARC non approfondisce, nel libro finito pensa che lei e Mefistofele sono destinati solo a essere partner di lavoro.
  • Nella copia finita qualche scena verso la fine del capitolo è invertita, inoltre Audrey sospetta che l'assassino sia Jian per via del tessuto del gilet che indossa, che è quello rubato nella scena del delitto. Nella copia anticipata questo passaggio non esiste.
Capitolo 39
  • Nella copia anticipata la scena finale e rivelazione del colpevole avviene in una zona isolata con solamente i personaggi principali presenti, mentre nella copia finita Andreas rende tutto più scenografico e decide di agire davanti a tutti gli spettatori del circo.
Capitolo 40
  • Uno dei cambiamenti più rilevanti è che, mentre nella copia ARC, Andreas, il colpevole, confessa di essere responsabile di tutti gli omicidi commessi a bordo, nella copia definitiva confessa di averli commessi tutti tranne uno, che aveva un "pattern" differente. Questo presuppone che era presente un ulteriore assassino sulla nave e crea un collegamento e ulteriore indizio per il seguito, con la loro nuova avventura in America.
Questo era tutto. Spero che queste piccole note siano risultate interessanti, fatemi sapere!

A presto,
Erika.